Ci fu un tempo in cui era il preside a giustificare le assenze. La frequenza scolastica era obbligatoria; in caso di assenza dell’alunno, il padre doveva dichiarare al preside il motivo, che, se giudicato irrilevante o inattendibile , lasciava l’assenza ingiustificata e l’alunno diventava passibile di sanzione disciplinare. Così recitava il Regio Decreto del 1925, ma da allora molte cose sono cambiate, a partire dall’esautoramento di fatto, se non di diritto, del preside dalla responsabilità di giustificare l’assenza dello studente. È oggi infatti convinzione diffusa che “dichiarazione del genitore” e “giustificazione dell’assenza” siano la stessa cosa, ossia che sia il genitore a decidere se il figlio sia stato validamente assente. Vige il costume di dichiarare l’assenza per “motivi familiari”: ragione opacissima, che il preside del 1925 non avrebbe mai accolto senza chiedere ulteriori elementi di giudizio , che però faticherebbe a ottenere da genitori sempre più inclini a ...
Della stessa autrice: "Per tua norma e deroga, E poi ci hanno dato la stella", Cleup 2019; "Il tappeto e la polvere, Brevi osservazioni sull'Esame di Stato", Cleup 2017. In libreria e su: bit.ly/normaderoga e bit.ly/VidaleIBS https://store.streetlib.com/it/nadia-vidale/per-tua-norma-e-deroga