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Permesso? Avanti!

Nota di plauso alla sanità italiana che eroga una prestazione (“accertamento clinico”) dalle 8.40 alle 9.05, in un ambulatorio a 11,7 km dalla sede di servizio (raggiungibile in 19 minuti per la tangenziale cittadina). Alla faccia di tutti quelli che si lamentano che il sistema sanitario non funziona, e a conforto dello sfiduciato docente che, premuroso che non riuscissimo a assicurare la copertura di tutte le classi per forzato allungamento di permesso breve, ha preventivamente comunicato l'assenza per l’intera giornata, in cui avrebbe avuto cinque ore di lezione con la terza libera dalle 10.00 alle 11.10…  Lo so, chi è del ramo vorrebbe gettargli un cappio, ma è ora di finirla con questi modi selvaggi. 

Rispettoso dei limiti contrattuali, il professore chiede tre giorni di permesso l’anno per “assistenza al coniuge”, collocati sempre nella stessa settimana, fra il giorno libero e uno festivo, che con la domenica fanno 6 giorni utili per una vacanzina nella bella stagione. Lo fa ogni anno, ma l’ARAN ha detto che sui permessi personali il dirigente non può metter lingua, basta che siano motivati, anche con autocertificazione. Contestargli che i ragazzi perdono la penultima settimana di scuola non si può, perché il permesso è appunto per motivi “personali”, vale a dire che gli studenti vengono dopo.
E infatti anch’io direi che gli studenti vengono dopo l’assistenza al coniuge se sta messo male per cui gli serve aiuto, e lui forse precisamente direbbe che ha una moglie troppo imbranata che ha bisogno di aiuto per aprire l’ombrellone e raggiungere Cortina perché in montagna non guida.


Non si tratta del contratto di lavoro, preside, neanche dell’ARAN. È la lingua italiana, che è così ambigua…

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