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In divisa

Alla scuola elementare “Giovanni Pascoli” si portava il grembiule nero con il colletto bianco; i maschi avevano un grosso fiocco azzurro, le femmine rosso. Solo i bambini e le bambine della classe della maestra Santuzzo indossavano un fiocco bianco, uguale per tutti. Non era di certo un’anticipazione del gender, era e non era una discriminazione: erano diversi perché il loro fiocco era bianco, non lo erano perché a nessuno gliene fregava nulla. 
Sulla spalla portavamo l’identificativo della classe: prima che cominciasse la scuola, le mamme abili nel lavoro di cucito attaccavano strisce sottili di fettuccia rossa, componendo l’anno di corso con cifre romane; quelle meno abili o con meno tempo da dedicare compravano, nella tabaccheria che vendeva anche quaderni, penne e matite, uno scudetto di plastica che si attaccava con tre bottoni automatici.
Il grembiule nero incontrava il favore delle famiglie, perché tollerava senza darlo a vedere un certo grado di sporco e bastava lavarlo una volta la settimana. 
Piaceva, la divisa, anche perché era uguale per tutti, e a scuola si andava per imparare e non per mettere in mostra la camicetta nuova, che c’era chi poteva permettersela e chi no.
Allo stesso modo, proprio in quegli anni, la parrocchia comprò decine di tuniche bianche con un cordone francescano che noleggiava alle famiglie dei bambini che dovevano fare la prima comunione. Era un riguardo verso chi non si poteva permettere l’abito della festa con il corredo di scarpette bianche o la giacchina blu; ma ancor di più era un richiamo all’occhio che si distraeva nella navata, indugiando su pizzi e cravattine, mettendogli avanti un muro di uniformità che lo costringeva a rivolgersi più lontano, al rito solenne che si compiva all’altare. 
L’una ragione e l’altra rimangono attuali e perciò io sono favorevole all'uso del grembiule a scuola: impresa difficile da realizzare, nonostante il sostegno di un Ministro di peso come quello dell'Interno, che si incaricherà di gestire l'incremento del traffico telefonico.

Ci sono da scegliere il taglio, il tessuto, il colore, gli inserti. Colletto con le punte, coreana, arrotondato; bottoni a pressione (“democratici”) che van bene per tutti o con l’asola (“formativi” o “selettivi”) che addestrano la manualità fine e chi non ce la fa glieli chiude la mamma; ma li chiude la mamma o li chiude la maestra? Con le tasche, una tascona o dei taschini? Con il logo o senza? Facciamo disegnare gli alunni, un concorso di idee o deleghiamo un papà architetto? Il grembiule si porta a casa tutti i giorni o si lascia a scuola? e mio figlio avrebbe bisogno di toglierlo almeno a ricreazione così sta un po’ più libero… Chi teme il ritorno del pensiero unico non conosce le mamme what's app.


Commenti

  1. Pannella paventava il rischio che prima o poi un governo costringa tutti a portare la maglietta della salute...... nella mia memoria residua il ricordo di tutte le mie cravatte eliminate da me stesso al compimento dei 21 anni

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