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L'educazione civica, ricordi?

 Paziente arriva in ambulatorio per ritirare impegnativa, si mette in coda allo sportello. La coda è lunghissima, perché la segretaria è continuamente interrotta da telefonate di persone incapaci o non disposte a utilizzare i servizi telematici e che chiedono di prenotare, spostare, disdire appuntamenti, ricevere prescrizioni.

Poiché il telefono che suona è fastidioso, la segretaria prioritariamente prenota, sposta, disdice, invia prescrizioni; ogni tanto si occupa di risolvere i problemi di chi c'è allo sportello.
Nella malissimo organizzata routine di un intero studio associato, irrompe a un certo punto una coppia di anziani signori che se ne frega di tutto e di tutti e si precipita allo sportello. Perché loro hanno una cosa urgente.
Sissignori una cosa urgente, potrebbero perfino essere in fin di vita, sissignori, così dicono a chi fa presente che c'è la coda, che potrebbero almeno chiedere di passare avanti, così, giusto per cortesia. Perché, soprattutto, in coda dal medico potrebbe esserci qualcuno che già sta un po' male, magari è tanto tempo che aspetta, e a vedere qualcuno che gli passa davanti gli sale la pressione e gli viene un infarto.
MA NO.
L’anziano signore vibra indignato: “Io non devo prendere lezioni di buona educazione da nessuno”. Gli tocca pure passare da soperchiatore, quando probabilmente ha una gravissima malattia che non dice per rispetto della privacy, sennò la coda si aprirebbe in due come fece il Mar Rosso e qualcuno lo prenderebbe in braccio e lo porterebbe di corsa fino allo sportello e lo presenterebbe alla segretaria.
C’è trambusto, ma la segretaria non prende partito — non sarebbe professionale, lei mica è lì per dirigere il traffico — i medici non ci sono nemmeno tutti, quelli che ci sono sono chiusi nei loro studi, che ne sanno loro di cosa succede fuori? Pure loro sono lì per lavorare, mica per dirigere il traffico, e i pazienti sono tutti adulti: che si arrangino a regolare i rapporti civili tra di loro, che l’educazione civica a scuola si faceva già negli anni Sessanta.
I pazienti in coda, loro no, non sono lì per lavorare, se potessero lavorare non sarebbero mica dal medico. Forse sono molto deboli infatti, così tanto che gli manca pure la forza di reagire. Hanno visto tutto: la maleducazione, l’arroganza, la prepotenza. Hanno visto anche l’unico che si ricorda l’educazione civica studiata negli anni ‘60 che ci ha provato a dire che no, non si fa così (qualcuno si è anche scambiato uno sguardo interrogativo, come dire “C’era un paragrafo sulle code? Era tanti anni fa…”), ma sono troppo, troppo deboli e non gli viene un filo di voce. Aspetteranno un po’ di più, pazienza.
Ma nella coda, uno freme. Non interviene manco lui, ma dalle labbra socchiuse spira un udibilissimo: “Se stai così male, crepa!”.
E allora la coda diventa un’onda in cui i deboli fiati trovano un unisono di sdegno: “Ma come si può? Augurare la morte!!!”. Anche il vecchio dalla malattia misteriosa ha sentito; lui però non si scompone e, quasi quasi, sorride.

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