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Dispensa a Domicilio

Ho come la sensazione, dopo l’appello, di parlare a pallini colorati . È un dato di fatto che il Covid ha costretto le scuole a dotarsi di strumenti che consentono di raggiungere in diretta, per via telematica, gli studenti nelle loro case; quanta didattica realmente ci sia in questo forzato aggiornamento (o, come va di moda dire oggi, accelerazione ) è attualmente oggetto di ampia discussione. La gran parte dei genitori, in particolare, percepisce la didattica a distanza più o meno come accendere il televisore.  Ma dietro ogni trasmissione televisiva operano a decine professionalità avanzate in settori diversi che, che dallo script al montaggio, hanno curato ogni particolare, tant’è che quel che va in onda sembra vero e spontaneo, anche se non lo è quasi mai. A tenere attaccato il pubblico al televisore è cioè un enorme e ben organizzato lavoro di squadra. In questi mesi, invece, ovunque in Italia si sostiene una ridicola battaglia sull’accensione delle telecamere, Palesatev...

Non facciam niente, che è meglio

Forse i ragazzi del triennio del mio istituto tecnico potrebbero, nei mesi estivi, venire a   scuola in piccoli gruppi + distanziamento + mascherine + gel a recuperare l’oltre mezzo anno di didattica di Laboratorio, che non è stato possibile sostituire con la DaD. Perché non tutto si può simulare e nei laboratori delle scuole, come nei luoghi di lavoro, ci sono macchine, attrezzi, sostanze, qualche volta anche governati da programmi, che però non risiedono nei pc di casa perché non avrebbe alcun senso.  Ieri i nuovi contagi nel Veneto sono stati 10, su un totale 4,9 mil di abitanti. Ma il rischio non è zero. Ma d’estate fa caldo e la gente va in ferie, anche se chi è in cassa integrazione ferie non ne ha e gli autonomi forse cercheranno di recuperare quello che hanno perduto. Ma gli insegnanti sì che saranno in ferie, perché loro hanno lavorato in questi mesi e, se qualcuno fosse disponibile, magari per qualche settimana, sarebbero discriminati i ragazzi, che ...

Via Trionfale

Io non voglio pensare che il ministro e il sottosegretario all’Istruzione fingano pubblicamente di non sapere cose che invece conoscono benissimo; mi tocca perciò ritenere che non le conoscono proprio. In questo caso, però, non riesco a salvarli dalla brutta figura di aver parlato - da ministro e da sottosegretario - senza aver prima assunto neppure una minima informazione in giro, visto che nei corridoi del MIUR qualcuno in grado di fornire un’adeguata spiegazione del fatto sorprendente lo avrebbero trovato con facilità. Non fanno bella figura agli occhi miei, naturalmente, dei quali nulla importa, né a loro né a altri: ma a me piace comunque mettere le cose in chiaro. Dunque il sottosegretario all’istruzione è sconcertato, la ministra dice che è assurdo e twitta che si augura che l’istituto comprensivo possa dare motivata ragione di ciò che ha fatto, perché “descrivere e pubblicare la propria popolazione scolastica per censo non ha senso”. Si tratta che a Roma, sul sito di ...

Vivere pericolosamente

Racconta un’amica che, all’asilo, le suore la mandavano usualmente, insieme a due compagne grandicelle - ma sempre età da asilo era -  per piccole commissioni nella dispensa al secondo piano, da cui la discesa avveniva regolarmente a cavalcioni del corrimano, il quale, in quanto particolarmente largo, una volta le ispirò un’impresa diversa: scendere standoci sopra lunga distesa, con solo le manine aggrappate al bordo. Scivolare fuori nel vuoto fu un attimo, il resto un convulso miracolo: non so perché non sono caduta, c’era, chissà, la statua della Madonna là vicino.  In questi giorni, la stampa pubblica la notizia che il caso del bambino di Milano, morto a scuola precipitando nella tromba delle scale, vede ora tre indagati, nelle persone di due insegnanti e una collaboratrice scolastica.  È cresciuto negli ultimi mesi, in Italia, l’allarme sulla insufficiente sicurezza nelle scuole, in parte suscitato da un interesse attivo dei dirigenti per la responsabilità che...

Giustificazione per fede

Ci fu un tempo in cui era il preside a giustificare le assenze. La frequenza scolastica era obbligatoria; in caso di assenza dell’alunno, il padre doveva dichiarare al preside il motivo, che, se giudicato irrilevante o inattendibile , lasciava l’assenza ingiustificata e l’alunno diventava passibile di sanzione disciplinare. Così recitava il Regio Decreto del 1925, ma da allora molte cose sono cambiate, a partire dall’esautoramento di fatto, se non di diritto, del preside dalla responsabilità di giustificare l’assenza dello studente. È oggi infatti convinzione diffusa che “dichiarazione del genitore” e “giustificazione dell’assenza” siano la stessa cosa, ossia che sia il genitore a decidere se il figlio sia stato validamente assente. Vige il costume di dichiarare l’assenza per “motivi familiari”: ragione opacissima, che il preside del 1925 non avrebbe mai accolto senza chiedere ulteriori elementi di giudizio , che però faticherebbe a ottenere da genitori sempre più inclini a ...

Friday for Strike

Ogni anno, fra l’autunno e l’inverno, nelle scuole superiori italiane si adempie al rito collettivo della grande assenza, nella forma di manifestazione organizzata sotto una bandiera di protesta per qualcosa che non funziona. Sotto la bandiera stanno anche tutti quelli che alla manifestazione non si vedrebbero mai, perché non ci sono andati proprio, ma la massa è un oggetto che si stima a spanne e di cui non si fa l’appello.  Per molti anni, da insegnante, ho cercato di riflettere con gli studenti su questa curiosa pratica, per cui uno o più giorni l’anno- mai però di sabato pomeriggio o domenica, mai in vicinanza degli scrutini, quando a scuola ci sono le interrogazioni importanti - è preferibile non andare a scuola, ma figurare almeno di stare in un grande movimento che percorre piazze e strade sotto gli sguardi della polizia e quelli curiosi e forse intimoriti dei passanti. Affrontavamo domande semplici: i motivi della protesta sono noti? fondati? è questa un’azione che se...

Pomeriggio della memoria

Nel bailamme di questi giorni per il caso di Palermo, mi torna alla memoria un’insegnante colta, generosa, gentile. Troppo rigida, si disse. Estrema, addirittura. Inflessibile.  Ricordo il Collegio Docenti che acconsentì alla sospensione dall’insegnamento, in un clima di popolo arruffato che faceva torto a tutte la parti in causa. Ricordo un gruppo di genitori che sbandieravano i plaid davanti ai giornalisti – i loro figlioli non frequentavano più le lezioni e uscivano dalla classe quando l’insegnante si presentava. Avvolti nelle coperte nel freddo delle mattine d’inverno, fingevano per i fotografi di studiare Tasso da soli, sulle panchine gelide della scuola, ciondolando poi in giro fino al suono della campanella. Ricordo la mitezza suicida di lei, quando la esortai a mettere il suo zelo al servizio di miglior causa: “Ma io ho solo applicato le griglie di valutazione che abbiamo votato all’unanimità nel Dipartimento…” Le griglie improvvide, compilate con riguardo al dove...